Lo spinnaker

Abbiamo visto nel corso, che la portanza è data da un moto laminare, quindi dato che nelle andature portanti, come abbiamo visto, non esiste la possibilità di avere laminarità sulle vele a profilo "magro", si è escogitato un artifizio perchè ciò avvenga.

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Se si espone il punto di mura di una vela di prua, molto più grassa di un genova, in modo che possa prendere aria libera dalla randa, utilizzando un buttafuori, nel nostro caso detto tangone, che sposti la mura sopravento esternamente alla barca, l'ingresso di questa potrà divenire buono per permettere laminarità ai filetti in ingresso.

La sua forma, grassa e tonda, farà poi in modo che i filetti vi rimangano attaccati per il solito principio che su una superficie convessa l'aria tende ad aderire.

In questo modo abbiamo inventato lo spinnaker, vela che può essere di tanti tagli, ma che comunque si riconduce sempre ad una forma pressochè di porzione sferica.

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Il concetto di utilizzo è quello di esporre il lembo del bordo di attacco sempre in accesso laminare, quindi il tangone andrà sempre regolato (naturalmente sopravento), in modo che risulti perpendicolare al vento.

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In linea di massima le bugne andranno portate sempre alla stessa altezza, se abbassiamo la bugna sottovento, lo spi lavorerà compresso, se abbassiamo il tangone e la bugna incocciata (mura per l'esattezza) e laschiamo la scotta la bugna sottovento tenderà a salire.

Il tangone non va obbligatoriamente portato perpendicolare all'albero.

La regolazione dello spi dipende da:

  • dove vogliamo vedere il grasso
  • l'andatura
  • l'onda

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Nelle barche fino a 8/9 metri il tangone è incocciato all'albero con una varea che si attacca ad un golfare, oltre il tangone si incoccia in un innesto particolare detto campana.

Sempre per barche di notevoli dimensioni, si usa la doppia scotta, in questo modo si hanno due circuiti che verranno usati uno con mura a sinistra e uno con mura a destra.

Questo sistema agevola nelle strambate, perché si può lavorare sulle cime non tese e prepararle per il compito che spetterà loro dopo il cambio di mura. Con questo sistema non servono i barber.

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Lo spi è una vela che si porta su andature che vanno da 90° a 170° con venti fino a 15 nodi, da 110° a 170° con venti superiori. (riferimento a vento reale).

Prima di issare uno spi andando su un andatura compresa fra i 90° e i 100°, bisogna valutare quale incremento di velocità ci verrà dato dalla nuova vela, infatti l'appiattimento dell'apparente è sempre in agguato e ci potremmo trovare fuori dal range di funzionamento, su un andatura troppo stretta, (chiaro che se non c'è una boa da girare basterà poggiare).

Se ci troviamo in questa condizione, cominceremo a straorzare, sollecitare l'attrezzatura e troveremo difficoltà ad ammainare una vela che sembra volere prendere il volo.

Nella navigazione, sui giusti angoli, per portare la vela al massimo rendimento bisogna garantirne la continua laminarità.

Lo spi va costantemente portato al limite sopravento, lascando la scotta fino a sventare il bordo di entrata più avanzato, poi ricazzando fino a farlo smettere, poi rilascando fino a che risventi, poi ricazzando e rilascando ecc. ecc. .

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Questo garantisce la laminarità, in quanto nella posizione fra il rifiuto e il non rifiuto, l'aria entra tangenzialmente al bordo di attacco.

Per mantenere la laminarità su tutta la superficie, bisogna che lo spi sia stato progettato bene, che il tangone sia quadrato al vento ( 90° o poco più ), che le bugne siano pari e che la barchi navighi piatta.

Anche la randa deve essere regolata, se rifiuta tende a strozzare il canale e a stallare il sistema, quindi va cazzata anche se pare troppo rispetto all'apparente. Il vang può influire, in quanto svergolando la randa si modifica il punto di massima larghezza del canale (andature strette).

Il tangone quando si alza fa spostare il grasso verso poppa, quindi è un azione da compiere se lo spi rifiuta sulle andature più strette, mentre va abbassato sulle andature vicine alla poppa, quando il moto ondoso rende difficile il controllo dell'orecchia e si cazza il barber anche sulla scotta, portando "compressa" la vela che così non sgonfia per la differenza di apparente dovuta al beccheggio.

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Con molto vento lo spi è un "animale" e va domato, sotto raffica sulle andature strette, il timoniere deve anticipare la sbandata e lo stallo del timone, chiamare la lascata della scotta che va mollata velocemente e dare una poggiata decisa, per riportare a range l'angolo al vento della vela, che se non recuperata in fretta può "incaramellare" sullo strallo.

Se il timoniere non anticipa e il tailer non scarica aria lascando, la barca parte in straorza, orzando autonomamente fino a sdraiarsi anche fino a 90° mostrando anche le appendici, per fortuna però la barca si ferma. ( la deriva scuffia).

Il rollio invece può portare alla strapoggia, che è la strambata spontanea della barca che in caso di vento forte finisce con lo sbandare sopravento, affondando tangone e spi in acqua. Inoltre l'equipaggio seduto sulla murata, che era sopravento, si trova in acqua fino alla cintura e il timoniere resta intralciato dalla barra e dal boma che passa pericolosamente di bordo.

Per evitarla, bisogna innanzitutto evitare di navigare con il vento e il mare in poppa piena, cercando di rimanere più stretti al vento, inoltre il timoniere e il tailer devono avere la sensibilità di non accentuare con poggiate e orzate e lascate e cazzate il rollio naturale dovuto al mare formato.