Manovre di sicurezza

Dobbiamo sempre avere noi il comando della barca, anche in situazioni complicate ed impegnative, non il contrario. Tenere la barra del timone significa non lasciare che sia in balia delle condizioni esterne, ma si comporti in base alle nostre decisioni. Sono da evitare, quindi, quelle situazioni in cui sono le vele a determinare la prua della barca e non il timone. Le più frequenti sono:

  1. Prua al vento con poco abbrivio: deciderà lei (la barca) se fermarsi lì, poggiare con mure a dritta o a sinistra. Succede quando si fa una virata troppo lenta, aumenta questo rischio quando c’è onda formata. L’unica è aspettare e regolare le vele per farla ripartire appena in grado di farlo.
  2. Bolina stretta soprainvelati: la barca non riesce a poggiare nonostante il timone scontrato. Lascando scotta randa diventerà subito governabile. Spesso non ci si accorge di tale situazione fino a che non ce ne sia necessità (evitare un ostacolo)
  3. Straorza: la barca parte all’orza in maniera repentina e irrefrenabile. Capita più spesso con andature portanti : basta un’onda non anticipata o una distrazione per portarsi all’orza di pochi gradi, ma quanti bastano per far aumentare in modo brusco l’intensità del vento relativo e vederlo ruotare verso prua di “decine” di gradi. Lascare scotta randa immediatamente e se non basta anche della vela di prua, genoa o spinnaker che sia.

Fermare la barca o raddrizzarla in certi momenti può essere imperativo : un uomo che cade a mare, un incidente sottocoperta, qualcosa da mettere a posto a prua o a degli impianti di bordo. Possono essere tanti i motivi tali da dover navigare con più tranquillità. Oltre a LASCARE SCOTTA RANDA, che è un bel sistema rapido che risolve gran parte delle situazioni difficili, ne elenchiamo alcune, fra le più testate in tutte le barche :

  1. BARCA FERMA: manovra da fare agendo bruscamente sul timone : tutto all’orza fino al limite dell’angolo morto, con vele che sbattono (frenando prima la barca).
  2. METTERSI ALLA CAPPA: fiocco a collo e timone all’orza, in caso di bruttissimo tempo. Si rimanda al corso skipper.
  3. ANDATURA DI PANNA: manovra simile alla cappa, ma eseguita in condizioni normali per tenere ferma la barca e pronta per ripartire : si vira senza cambiare la scotta del genoa che rimane a collo; si lasca tutta la randa e piano piano, con le altre mura, si porta la barca all’orza. Si arriverà al punto in cui, nonostante il timone tutto all’orza, la barca poggerà e, acquisendo velocità, tenderà a ri-orzare per effetto del timone. Il risultato ottenuto è di una barca che rimane quasi ferma (scarroccia e basta), ma pronta a ripartire (basta passare il genoa e cazzare la randa).
  4. POGGIARE FINO AL GRAN LASCO: se portarsi all’orza bruscamente serve a fermare la barca, poggiare brutalmente fino al gran lasco serve a calmare la situazione in coperta : meno sofferenza per il moto ondoso, minor vento relativo, niente spruzzi e onde frangenti. Si fa quando si vuol mandare qualcuno a prua in condizioni più tranquille, ma attenzione a NON STRAMBARE.

Per tutte quelle situazioni difficili in cui entra un’avaria (si rompe o si incaramella una vela, cede una sartia o quant’altro) bisogna agire con rapidità e scegliendo, in caso, il male minore (prioritaria rimane la sicurezza dell’equipaggio… ), ma generalmente conviene PRIMA adottare un’andatura tranquilla che ci dia più tempo per valutare i danni e ragionare sulla soluzione più appropriata.